lunedì, gennaio 29, 2007

Lettera alla famiglia Gaddozza

Carissimi, ho appena finito di vedere il vostro film in dvd che per vari motivi non ero riuscito a vedere al cinema.
Ero molto interessato a vedere il film non solo per la stima e l'affetto che mi lega ad alcuni interpreti ma anche per trascorrere un pò di tempo in modo diverso dal solito, purtroppo nei diversi giorni di programmazione alcuni impegni mi avevano impedito la visione con mio grande dispiacere, per fortuna avete pensato di far uscire un dvd che mi ha dato la possibilità di vedere quanto da voi realizzato.
Devo complimentarmi con voi, ho apprezzato molto il film, non sono in grado di giudicarlo da un punto di vista di critica cinematografica, ma la cosa che mi ha maggiormente colpito è stata la vostra grande capacità di mettere insieme e coinvolgere nel vostro progetto tanti giovani e meno giovani di Latronico.
In un paese come il nostro che vive problemi legati allo spopolamento, all'indifferenza, un progetto come il vostro merita il plauso perchè ha sicuramente rappresentato un momento di aggregazione per voi che l'avete ideato, scritto, interpretato, fatto la regia, il montaggio, ma anche per tutti quelli che per curiosità, per piacere, per invidia, hanno deciso di vederlo.
Sicuramente ad ognuno avrà suscitato emozioni diverse, ma ceratamente per tutti è stata l'occasione di vivere un'emozione, spero che avrete voglia e il piacere di farcene vivere delle altre. Condividi

venerdì, gennaio 12, 2007

Lettera ad un'amica, ovvero considerazioni sulla morte

Carissima, ho saputo del dolore che in questi giorni ha colpito la tua famiglia. E' sempre diffcile in questi momenti trovare le parole giuste, in queste occasioni o ogni volta che mi viene di pensare alla morte la mia mente va a pescare frammenti di poesie, di canzoni o altro.
Ad esempio ripenso alla lettera di Epicuro a Meneceo sulla felicità "Prima di tutto abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L'esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l'inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell'immortalità. Quando noi viviamo, la morte non c'è, quando c'è lei, non ci siamo noi. Il vero saggio, come non disdegna vivere, così non teme di non vivere più. Come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene ed il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione di una vita bella e di una bella morte".
A volte rileggo Verrà la morte di Cesare Pavese "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Cosí li vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nulla. Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti.", oppure leggo il testo della canzone di Fabrizio De Andrè La morte "La morte verrà all'improvviso avrà le tue labbra e i tuoi occhi ti coprirà di un velo bianco addormentandosi al tuo fianco nell'ozio, nel sonno, in battaglia verrà senza darti avvisaglia la morte va a colpo sicuro non suona il corno né il tamburo. Madonna che in limpida fonte ristori le membra stupende la morte no ti vedrà in faccia avrà il tuo seno e le tue braccia. Prelati, notabili e conti sull'uscio piangeste ben forte chi ben condusse sua vita male sopporterà sua morte. Straccioni che senza vergogna portaste il cilicio o la gogna partirvene non fu fatica perché la morte vi fu amica. Guerrieri che in punto di lancia dal suol d'Oriente alla Francia di strage menaste gran vanto e fra i nemici il lutto e il pianto davanti all'estrema nemica non serve coraggio o fatica non serve colpirla nel cuore perché la morte mai non muore."
Quando penso alla morte passo da stati di angoscia e paura a stati di indifferenza e piacere, in verità non c'è niente di più giusto della morte, "Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!! T''o vvuo' mettere 'ncapo... 'int'a cervella che staje malato ancora e' fantasia?...' A morte 'o ssaje ched''e?... è una livella. 'Nu rre,' nu maggistrato,' nu grand'ommo, trasenno stu canciello ha fatt'o punto c'ha perzo tutto,' a vita e pure 'o nomme: tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto? (da 'A livella di Totò)
Senza la morte la vita non avrebbe senso, se non ci accompagnasse il pensiero e la certezza della morte tutto si svuoterebbe di significato, ci viene dato un tempo nel quale lasciare anche una sola piccola traccia, moriamo veramente solo quando muore il ricordo di noi.
Ti lascio con i versi di una mia poesia Quando la nera donna
Quando la nera donna
un velo bianco stenderà sul mio volto
e mi addormenterò per un lungo sonno
il mio corpo tra altri mille sarà sepolto.
Non voglio il pianto della gente
non voglio sulla mia tomba alcun fiore
il mio nome resterà nella loro mente
come nel loro cuore resterà il mio amore.
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martedì, gennaio 02, 2007

Lettera all'anno vecchio e a quello nuovo.

O giorni, o mesi, che andate sempre via; sempre simile a voi è questa vita mia; diverso tutti gli anni e tutti gli anni uguale, la mano di tarocchi che non sai mai giocare. (Canzone dei dodici mesi - Francesco Guccini)
Carissimi, sono stato indeciso fino ad oggi non sapevo se scrivere prima che l'anno appena trascorso finisse o dopo, poi ho deciso per dopo, senza però un motivo preciso.
Come ogni anno quando un anno si congeda e l'altro arriva si fanno bilanci e buoni propositi.
Non voglio fare un bilancio dell'anno appena trascorso perchè, come spesso accade, si finisce per ricordare soprattutto le cose meno belle, preferisco ringraziarti per esserci stato ho così potuto fare nuove esperienze da cui trarre consigli e suggerimenti per il futuro.
Spero che ti starai godendo un pò di meritato riposo, scusa se ogno tanto ti richiamerò per pescare avvenimenti trascorsi, ma i ricordi spesso aiutano.
Non ho per te che sei appena arrivato buoni propositi da fare, prenderò quello che verrà cercando di tanto in tanto (o magari spesso) di aggiungere qualcosa di mio.
Da un pò di tempo correte e trascorrete molto più in fretta, "avevo pochi anni e vent'anni sembran pochi poi ti volti a guardarli e non li trovi più (Bufalo Bill - Francesco De Gregori), e starvi dietro è sempre più difficile.
Ricordo quando avevo 15/16 anni che eravate più lenti, per passare un anno ci voleva un'eternità e ora che la maturità ci fa vivere meglio ogni istante ve ne andate in fretta, l'unico modo per starvi dietro è forse quello di non pensare a quello che verrà, non è un invito al vivere alla giornata, ma prendere tutto quello che mi sarà dato e viverlo con intensità.
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
di dederint, Leuconoe, nec Babylonios temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati, seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevispem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invidaaetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
(Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a tequale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri, o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà: se molti inverni Giove ancor ti conceda o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino – breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo e fugge il tempo geloso: cogli l'attimo, non pensare a domani.)
Dai Carmina di Orazio Condividi

lunedì, dicembre 18, 2006

Letterina di Natale

Caro Gesù Bambino, anche quest'anno il Natale è arrivato, quest'anno però alla gioia per la tua nascita, segno di speranza per la nostra salvezza, si contrappone il dolore per la scomparsa di mio suocero.
Con questa mia lettera voglio cogliere l'occasione per ringraziarti di avermi dato la possibilità di incontrarlo sulla mia strada e ciò mi ha permesso di apprezzarne le qualità.
Mi fa piacere ricordarlo soprattutto per la generosità con la quale, insieme al resto della famiglia, mi ha accolto nella sua casa e per le tante attenzioni che in questi anni ha avuto nei miei riguardi, allo stesso tempo non posso che ricordarlo come nonno premuroso e felice quando poteva trascorrere un pò di tempo con i nipoti.
Le sue qualità non erano solo riservate alla famiglia ma anche ad amici, conoscenti ed estranei.
Come ricordato anche dal sacerdote durante l'omelia in occasione dei funerali, il suo lavoro è stato un servizio e, come traspariva dai racconti che mi ha fatto nei momenti che ci siamo trovati da soli, non si limitava al trasporto delle persone da un luogo ad un altro, ma svolgeva anche compiti di assistenza ed accompagnamento.
Il vuoto per la perdita di un affetto può essere colmato solo con il ricordo dell'amore che quella persona ci ha donato e dalla certezza che è stata parte della nostra vita.
Ora che l'hai accolto nella tua casa, pregate e vegliate su noi tutti.
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sabato, dicembre 09, 2006

Lettera a Piergiorgio Welby

Preg.mo sig. Welby, ho pensato di scriverle per esprimerle la mia personale solidarietà.
Devo premettere che se dovessi trovarmi nella sua situazione credo che non chiederei di morire, ritengo però giusto che il suo grido è da comprendere e dovrebbe essere ascoltato.
In questi giorni ho letto tante cose, ho letto appelli, ho letto che altri che vivono la sua stessa situazione sono invece aggrappati alla vita.
Proprio questo mi fa pensare come certe situazioni sono fortemente personali e non può essere una legge a dire cosa fare o non fare.
Il dolore, la sofferenza appartengono ad ognuno di noi ed ognuno li vive in modo differente, c'è chi li accetta come castigo divino o come prova divina, chi li accetta come l'altra faccia del piacere, ma c'è chi non riesce a sopportarli.
Quante volte difronte a nostri cari ammalati abbiamo pregato il Signore di prenderlo a sè pur di evitargli le sofferenze, certo ci rimettiamo nelle mani di Dio, ma comunque è la morte che invochiamo.
Quante famiglie e vite si consumano e si distruggono nella cura dei propri familiari perchè molto spesso lasciate sole.
Siamo così bravi a parlare di difesa della vita a farci paladini della vita come bene sacro da difendere ad ogni costo e poi non riusciamo a fare qualcosa per restare accanto a chi soffre, a stimolare la ricerca che forse potrebbe aiutare a vivere meglio certe situazioni.
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mercoledì, dicembre 06, 2006

Lettera ad una farfalla, ovvero considerazioni sulla felicità

LA FARFALLA

Sono stanco di correre
dietro ad una farfalla
mi fermerò
sulla riva di quel fiume
ad aspettarla.

Una mia poesia dell'84 già postata nel blog


Quando si è giovani si vivono alcune esperienze che poi col passare degli anni si rivelano utili per capire o, almeno si spera, facciano riflettere.
Rincorrere farfalle è stata una cosa che da bambini in molti hanno fatto, io compreso, ma sinceramente se dovessi contare quelle che ho raggiunto mi basterebbero le dita di una mano.
Questo mi ha fatto riflettere, spesso più ci affanniamo a rincorre qualcosa e in particolare la felicità, più non la raggiungiamo, o quando crediamo di averla raggiunta ciò che pensavamo dovesse renderci felici non ci soddisfa più e ci rimettiamo alla ricerca di altro, un continuo rincorrere di eventi, persone e cose.
L’uomo per sua natura è un insoddisfatto, non voglio fare un’esortazione a restare in attesa che ci piova tutto in testa come per magia, non possiamo vivere “En attendant Godot” (Samuel Beckett 1952), perchè altrimenti la vita si svuoterebbe di significato, finiremmo per farci passare addosso passivamente gli eventi.
La felicità non può che essere uno stato che si manifesta nel presente perciò non possiamo trovarla nel futuro e va ricercata partendo da quello che abbiamo, "se morissi in questo istante non ne soffrirei, perchè tu sei qui presente" (Raffaele Tedesco - Sei come sei di Tedesco-Anastasi cd La Strada).
Purtroppo spesso ritieniamo che la felicità è l'abbondanza, i beni di lusso, il successo, il potere, la gloria, ma poichè non tutti riescono ad ottenerli, ciò potrebbe portarci all'infelicità.
Ci sono delle condizioni o bisogni minimi che se nel presente non riusciamo a soddisfare probabilmente o difficilmente riusciamo ad appagare il nostro senso di felicità; nutrirsi, riscaldarsi, la salute, questo però è qualcosa che nella nostra società dovrebbe (purtroppo non lo è) essere superato.
Quando dico che bisogna partire dal presente e dalle cose che abbiamo penso all’amore, dare e ricevere amore iniziando dalle persone che più ci stanno vicine, agli amici, alle persone che incontriamo nel percorso della vita.
L’amicizia è un altro importante fattore, questo vuol dire non solo circondarsi da amici per sentirsi protetti, ma anche ricercare la pace, la solidarietà, l’eliminazione delle barriere e delle ingiustizie, il superamento delle differenze che limitano il dialogo con gli altri.
Altro fattore importante del presente è la libertà, innanzitutto liberi da condizionamenti interni ed esterni che limitano il nostro agire, liberi da pregiudizi.
Se riusciamo a valorizzare ed apprezzare anche solo parte di questi fattori, che ritengo fondamentali, possiamo sicuramente avere un punto di partenza per soddisfare il nostro desiderio di felicità.
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sabato, dicembre 02, 2006

Mondi paralleli

Quando lui se ne andò
lei avrebbe voluto
dirgli qualcosa
ma le parole non uscirono
restarono nel suo cuore.
Lei vive felice la sua vita
ma non passa un istante
che non ripensa a quelle parole
non pronunciate,
quanti dialoghi da sola
a costruirsi possibili vite.
Forse proprio quei mondi paralleli
le danno quel sorriso
e riempiono di magia i suoi occhi. Condividi

venerdì, dicembre 01, 2006

Lettera a un poeta, ovvero riflessioni sulla poesia

In questi giorni stavo pensando ad alcune cose che ci siamo detti in riferimento alle nostre poesie ed ho pensato di scriverti per cercare di spiegarti meglio il mio punto di vista.
Cos'è la poesia? Chi è il poeta?
Rispondere a queste domande non è facile, o forse ognuno ha la sua risposta.
Per me la poesia è ogni gesto che l'uomo compie con amore nel rispetto degli altri, è un viso che arrossisce per esprimere un'emozione o per nasconderla non potendola esprimere, la vita stessa è poesia.
Il poeta è chi ferma un gesto, un'emozione o un attimo.
"I poeti son poeti perchè scrivono poesie, fanno a gara nei concorsi dove vincono bugie", da I Poeti di Pierangelo Bertoli.
Non vorrei mai scrivere per vincere un premio (anche se mi è capitato ai tempi del liceo di partecipare ad un concorso giungendo terzo) o solo per essere letto, scrivo miei momenti che fermo per ricordarli o usarli in certi altri momenti, non scrivo per dare agli altri le mie verità, ma se qualcuno mi legge mi fa piacere che possa usare quello che scrivo per pensare e far venir fuori proprie sensazioni.
Qualcuno dirà che questa non è poesia, forse è un diario o un racconto per dire la propria opinione, non so quali siano le vere differenze, io continuo per la mia strada.
Scrivere è anche sognare, immergersi in altri mondi, vivere un'altra vita, la poesia ti libera dal quotidiano, ti permette di esprimere sentimenti.
Credo che quando non sarò più capace di scrivere quello sarà il momento della mia morte perchè vorrà dire che non sono più capace di amare, di esprimere sentimenti, di provare emozioni.
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giovedì, novembre 30, 2006

Vorrei

Vorrei solo per un attimo
fermare il tempo
per sfiorare quella rosa.
Vorrei solo per un attimo
fermare il tempo
ma a cosa servirebbe
resterò qui fermo
per non sciuparla. Condividi

martedì, novembre 28, 2006

Lettera aperta ad un caro amico.

Pensavo non ti avrei mai scritto, dopo tanti anni ormai credevo che certe cose non sarebbero più ritornate, invece mi sono accorto che è sempre magico riscoprire o forse solo riportare fuori certe emozioni.
Lo so gli anni che passano e le cose delle vita ti fanno dimenticare o forse solo riporre qualche sogno, e poi senza nemmeno accorgertene succede qualcosa e uno ad uno vengono fuori.
I sogni che ti accompagnano come amici sinceri nei momenti di solitudine, che ti danno la forza quando tutto diventa buio.E' solo quando smetti di sognare che il buio si impadronisce del tuo corpo e soprattutto della tua mente.Lo so che i tuoi sogni sono anche i miei, che i miei viaggi di fantasia sono i tuoi, quante volte insieme abbiamo volato, quanti mari navigato, quanti volti sforiato, quante mani stretto, quanti sguardi incrociato, quante lacrime asciugato e sorrisi regalato.
Adesso ti starai chiedendo come mai oggi ho sentito il bisogno di scriverti per raccontarti cose che già conosci, forse un vero motivo non c'è o forse questo è solo un modo per ringraziarti, ora starai anche ridendo di questo a te che il buonumore non è mai mancato e non hai smesso di ridere di tutte le mie stranezze.Sento davvero la necessità di dirti grazie di avermi sopportato ed
essere stato accanto a me in tutti gli istanti in cui maggiormente avevo bisogno di qualcuno che trovasse la parola giusta.
Spero che ancora saprai, soprattutto ora che il peso degli anni si fa sentire e la voglia di nuove scoperte viene meno, regalarmi attimi e sorrisi indimenticabili.Vorrei ancora con te conoscere nuove terre e giocare con la fantasia, non vorrei smettere ma questo sarà possibile se tu avrai la voglia di ricominciare ogni giorno con lo stesso entusiasmo.
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venerdì, novembre 24, 2006

Lettera a Luciano Ligabue, ovvero considerazioni sulla vita.

Caro Luciano, non ci conosciamo e mi scuso della confidenza che mi sono preso.
Da quando ho cominciato ad ascoltare la tua ultima canzone Happy Hour, c'è stata una frase che mi ha particolarmente colpito e di tanto in tanto ci rifletto: "vivere vivere solo la metà e la vita che non spendi che interessi avrà?".
Questa cosa mi fa spesso pensare a tante situazioni di ogni giorno e sull'importanza di vivere sempre fino in fondo senza lasciare spazi vuoti nelle nostra vita e soprattutto vivere in serenità col gli altri.
Qui non posso che rifarmi a una canzone di Francesco Guccini Canzone di notte n° 2 "O forse non è qui il problema e ognuno
vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi, e ognuno costruisce il suo sistema di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali scordando che poi infine tutti avremo due metri di terreno".
La vita è qualcosa di straordinario che sciuparla dietro a rancori, a rimorsi, a rimpianti, finisci per viverla a metà o forse peggio anche meno e senza avere niente in cambio per quella parte che non vivi.
A volte possono succedere eventi che rompono gli equilibri sui quali è basata la tua vita che ti fanno scoprire fragile, impotente, ti mettono dentro dubbi, fanno venir fuori contraddizioni, la tua malattia o quella di un tuo caro che ti fa crollare tutto, la conoscenza di una nuova persona tanto speciale da farti riscoprire tuoi lati nascosti, scoprire che tuo figlio è talmente idiota che per sentirsi forte deve prendere a pugni un ragazzo indifeso e filmarlo per riderci con altri idioti.
Sono però prorprio queste situazioni, positive o negative, che dovrebbero darci la spinta a trovare in ogni istante della nostra giornata la felicità di vivere.
Deve essere proprio la nostra fragilità che è sempre in agguato per farci cadere a darci la forza per gioire di quello che abbiamo, non possiamo sempre guardarci intorno e invidiare quelli che pensiamo hanno qualcosa in più di noi.
Concludo con una frase di Paulo Coelho estratte da "Le cose che ho imparato nella vita": Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.
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giovedì, novembre 16, 2006

Maria Teresa

Un giorno, forse
i tuoi occhi
non cercheranno
più i miei.
Un giorno, forse
nel tuo letto
con le tue mani
mi cercherai.
Un giorno, forse
dei miei occhi
del mio silenzio
a lungo con lui
parlerai.
Stasera, però,
ho solo voglia
di piangere.


Latronico, 21/07/1991 Condividi
E' passato un pò di tempo dal mio ultimo post, da oggi inizierò ad aggiornare con maggiore frequenza il blog, sperando che i fatti della vita ed anche (soprattutto) la mia pigrizia non prendano il sopravvento. Condividi

mercoledì, giugno 28, 2006

Le cose

Il tavolo sul quale
scrivo gli appunti
della mia giornata
la sedia sulla quale
io mi riposo
quando sono stanco
l’ombrello con il quale
mi riparo dalla pioggia
e tutte le altre cose
che silenziosamente
mi aiutano
nella mia vita quotidiana
e che dureranno
anche dopo la mia partenza
da questa vita
non si accorgeranno mai
che non sono più.

Napoli, 15/01/1985 Condividi

martedì, giugno 13, 2006

Lo specchio

Quando mi guardo
in uno specchio
non vedo più
la mia immagine riflessa.





Latronico, 21/12/1984 Condividi

mercoledì, giugno 07, 2006

Angelina

A cosa pensi Angelina
quando guardi il cielo
pensi forse al tuo uomo
che non ritornerà?
A cosa pensi Angelina
quando piangi
pensi forse a quella pallottola
che ha trafitto il cuore del tuo uomo?
A cosa pensi Angelina
quando guardi negli occhi di tuo figlio
pensi forse che il tuo uomo
gli rassomiglia?


Latronico 1/7/1983 Condividi

lunedì, maggio 29, 2006

Identità

L’uomo guardò nel mare
vide nell’acqua qualcuno
si gettò in mare
per scoprire chi fosse
ma dal mare non è
più tornato.

Latronico 15/3/1982 Condividi

martedì, maggio 23, 2006

Lettera per Giovanni

Mio vecchio amico di giorni e pensieri
da quanto tempo che ci conosciamo,
venticinque anni son tanti e diciamo
un po' retorici che sembra ieri.

(Canzone per Piero - Francesco Guccini - Album Stanze di vita quotidiana)

Caro Giovannni, spero posso annoverarti fra i miei amici anche se lo svolgersi della vita non ci fa più frequentare come un tempo, ti scrivo questa lettera per ringraziarti pubblicamente.
Vivo e lavoro prevalentemente a Latronico ma spesso, probabilmente per mia negligenza, alcuni avvenimenti che vi accadono mi sfuggono e grazie a te ho scoperto, tra l'altro ho avuto modo di leggerli a Lagonegro su L'eco di Basilicata periodico di Lauria.
Mi riferisco per esempio alla festa per un anniversario della Ditta Falabella, dell'elezione di una giovane di Latronico a Presidente di un'associazione culturale, ai successi dei nostri atleti.
Uso uno strumento pubblico e aperto per scriverti perchè credo molto nelle nuove tecnologie e nel loro utilizzo soprattutto per il contributo che possono dare in una area piccola come può essere un paese per far circolare le informazioni e stimolare i confronti.
Informazioni che viaggiano con immediatezza e senza intermediari e possono dar vita a confronti con un pubblico più vasto. Una volta lo scambio di idee avveniva in piazza, al circolo, dal barbiere, nelle sezioni di partito, ma in ogni caso l'ambito era ristretto nel periodo e negli interlocutori, oggi tutto si può allargare tempo e spazio non ci sono più, non devo per forza trovarmi in quel momento e in quel luogo per dire la mia opinione, posso esprimerla dopo un mese magari dall'altro capo del mondo.
Con affetto e stima.
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mercoledì, maggio 10, 2006

La farfalla



Sono stanco di correre
dietro ad una farfalla
mi fermerò
sulla riva di quel fiume
ad aspettarla.

Latronico, 28/12/1984
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lunedì, maggio 01, 2006

Una poesia per il mio paese.



Due croci


Due croci

e in mezzo ci sei tu.

Mi sono tornati alla mente

gli anni di quando ero ragazzo

da ogni tua strada

da ogni tuo vicolo

saliva la voce di bambini

che allegri giocavano.

Ho rivisto

chiavi inserite

nelle toppe delle porte.

Stalle aperte

e maiali che mangiavano

ho sentito la magia

di riti antichi,

forse cruenti,

ma che univano

e spezzavano

le catene della solitudine

della sofferenza e della fatica.

Oggi

ho camminato per le tue strade

e per i tuoi vicoli

ho visto porte e finestre chiuse

qualcuna si riapre in estate

ma ormai sono sempre meno

non ho sentito

voci di bimbi

né grugniti di maiale.

Mi sono sentito solo.

Latronico, 28/04/2006

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